Ostacoli invisibili: le difficoltà bancarie nei rapporti tra imprese africane e italiane
Negli ultimi anni, il dialogo economico tra l’Italia e i Paesi africani ha conosciuto una crescita significativa. Dall’energia alle infrastrutture, dall’agroindustria alla moda, le opportunità di collaborazione sono sempre più numerose. Tuttavia, dietro la volontà di rafforzare gli scambi commerciali, molte imprese si trovano ad affrontare un ostacolo tanto silenzioso quanto decisivo: le difficoltà nei movimenti bancari tra i due continenti.
Durante le ultime edizioni dell’Italia Africa Business Week, numerose imprese italiane e africane che vi hanno partecipato ci hanno raccontato le difficoltà che stanno incontrando con le banche. Ritardi nei pagamenti, costi elevati, controlli complessi e, in alcuni casi, veri e propri blocchi dei trasferimenti hanno spesso rallentato o impedito progetti già avviati. In molti casi, le banche italiane faticano a eseguire bonifici verso controparti africane o richiedono documentazioni aggiuntive complesse e onerose. Alla base del problema c’è il progressivo ridimensionamento delle relazioni di correspondent banking: molti istituti europei, per motivi di compliance e gestione del rischio, hanno interrotto o ridotto i rapporti con banche locali africane. Le normative antiriciclaggio (AML) e di contrasto al finanziamento del terrorismo (CFT), pur fondamentali, hanno spinto le banche a un’eccessiva prudenza, penalizzando transazioni legittime e imprese virtuose.
Le differenze regolamentari e la mancanza di standard condivisi in materia di trasparenza e controlli (KYC) alimentano un clima di diffidenza reciproca. Molte banche africane vengono considerate “ad alto rischio” senza un’analisi approfondita delle loro reali pratiche di gestione. Il risultato è un paradosso: mentre governi e istituzioni promuovono partnership tra Italia e Africa, le aziende sul campo si scontrano con ostacoli bancari che rendono difficile anche una semplice operazione commerciale. Per le imprese africane, ciò si traduce in difficoltà ad acquistare macchinari o tecnologie italiane. Per quelle italiane, significa ritardi nei pagamenti, incertezza sui flussi di cassa e perdita di competitività sui mercati emergenti.
Il Piano Mattei per l’Africa, presentato dal governo italiano come una strategia di cooperazione paritaria e di sviluppo condiviso, intende promuovere progetti concreti nei settori dell’energia, dell’agricoltura, dell’istruzione e delle infrastrutture. Ma per tradurre le ambizioni del Piano in risultati reali, occorre affrontare una condizione preliminare spesso sottovalutata: la connettività finanziaria. Senza canali bancari affidabili, trasparenti e accessibili, gli investimenti previsti dal Piano rischiano di restare sulla carta. Le imprese italiane disposte a operare in Africa e quelle africane interessate a collaborare con partner italiani hanno bisogno di un sistema di pagamenti efficiente e sicuro, capace di sostenere il flusso di beni, servizi e capitali. In questa prospettiva, il Piano Mattei potrebbe diventare anche l’occasione per ripensare l’infrastruttura finanziaria euro-africana, incentivando accordi bilaterali tra banche, favorendo la creazione di fondi di garanzia congiunti e valorizzando il ruolo di istituzioni come Afreximbank, la Banca Africana di Sviluppo e gli istituti europei di credito all’esportazione.
Per affrontare in modo concreto queste criticità, sono in corso contatti con il Club des Dirigeants de Banques et Établissements de Crédit d’Afrique per organizzare una tavola rotonda dedicata ai rapporti bancari tra Africa e Italia durante la prossima edizione dell’Italia Africa Business Week, che si terrà a Roma il 24, 25 e 26 febbraio 2026. L’obiettivo è riunire, intorno a uno stesso tavolo, rappresentanti del mondo bancario africano e italiano, l’ABI, le banche italiane e i ministeri competenti, per discutere in modo costruttivo delle difficoltà operative e delle possibili soluzioni. Un confronto aperto e tecnico che possa gettare le basi per accordi di collaborazione, maggiore fiducia reciproca e strumenti finanziari più inclusivi.
Superare le barriere bancarie è possibile, ma serve una visione comune e una maggiore collaborazione tra istituzioni finanziarie, imprese e organismi internazionali. Occorre rafforzare le partnership bancarie, riattivare canali di correspondent banking tra banche italiane e africane affidabili, sfruttare il potenziale del fintech per ridurre tempi e costi delle transazioni, promuovere l’assistenza istituzionale attraverso camere di commercio e ambasciate economiche, e ampliare i programmi di garanzia e assicurazione del credito. SACE e SIMEST, in collaborazione con banche africane selezionate, potrebbero fornire strumenti di copertura specifici per i rischi legati ai pagamenti, riducendo l’esposizione e aumentando la fiducia tra le parti.
L’Africa rappresenta oggi uno dei mercati più dinamici e in rapida crescita del mondo. L’Italia, con la sua tradizione manifatturiera e la sua rete di PMI, ha molto da offrire e da guadagnare da un partenariato più profondo. Il Piano Mattei può diventare l’occasione per costruire non solo infrastrutture fisiche, ma anche ponti finanziari, indispensabili per sostenere un vero sviluppo condiviso. Le relazioni economiche tra Italia e Africa non possono crescere se la fiducia si ferma ai confini delle banche. Creare un’infrastruttura finanziaria solida, inclusiva e trasparente è il primo passo per trasformare il Piano Mattei da visione strategica in realtà economica tangibile. La tavola rotonda in preparazione per l’Italia Africa Business Week 2026 potrà essere un momento decisivo per avviare questo percorso di cooperazione concreta e duratura, aprendo la strada a un dialogo bancario più equo, moderno e capace di sostenere la crescita reciproca.



