“The empowerment of the world’s women is a global imperative. Yet despite important progress in promoting gender equality, there remains an urgent need to address structural barriers to women’s economic empowerment and full inclusion in economic activity.”

Ban Ki-moon, Ex UN Secretary-General, Gennaio 2016

Le donne soffrono ogni giorno.
Soffrono di ingiustizia, violenza fisica e psicologica, molestie, disuguaglianze, disparità di genere, mancanza di opportunità, pregiudizi sociali, pratiche religiose e così via. Tuttavia, questo articolo non vuole analizzare i problemi che affliggono il mondo femminile, ma piuttosto vuole concentrarsi maggiormente su una delle soluzioni possibili. Noi di IABW crediamo che l’emancipazione femminile non è solo un elemento cruciale nella vita di donne e ragazze, ma anche un motore di benessere, crescita economica e coesione sociale per tutte le diverse comunità.

L’empowerment economico comprende il coinvolgimento delle donne nelle attività economiche e nel processo decisionale, contribuendo alla loro indipendenza ed emancipazione. Ora, più che mai, abbiamo bisogno di una profonda attenzione e cura su questi temi, al fine di incrementare il numero di donne consapevoli e sicure di sé un domani.

Abbiamo la fortuna di vivere nel secolo più avanzato (da un punto di vista tecnologico, medico, sociale, politico, umanitario ecc.), tuttavia non basta. Sulla Terra c’è ancora guerra, dittatura, violenza e molto da fare. Come giovane studente ottimista, credo nel progresso e nella sostenibilità, e vorrei lavorare e dare il mio contributo per cercare di risolvere uno di questi gravi problemi.

Il microcredito è nato a metà degli anni ’70 in Bangladesh, nel villaggio di Jobra, grazie all’intuizione dell’economista e banchiere Muhammad Yunus, premio Nobel per la pace nel 2006. A causa dei primi risultati positivi, nel 1976 Yunus decise di fondare la Grameen Bank (letteralmente “banca del villaggio”), una banca basata sui principi di solidarietà, fiducia reciproca, partecipazione e creatività, al fine di concedere piccoli prestiti, i cosiddetti micro crediti, ai più poveri. Le somme prestate sono state utilizzate dai beneficiari per l’acquisto di attrezzi, vacche e altri beni, necessari per raggiungere l’autosufficienza. Il microcredito è una piccola somma di denaro prestata a una persona o a un gruppo, in particolare per consentire alle persone nei paesi poveri di avviare un’attività. Si tratta anche di uno strumento economico, che consente alle persone escluse dal mercato finanziario principale di accedervi in altro modo.

Il microcredito è un tema in cui gli aspetti economici si intrecciano con quelli etici e sociologici, creando uno strumento che ha permesso a molti individui di sfuggire alla povertà. Pertanto, l’emancipazione economica delle donne potrebbe portare alla costruzione di una società più forte, avanzata e consapevole, in cui tutti siano economicamente indipendenti ed emancipati. L’emancipazione delle donne non è solo un elemento cruciale nella vita di donne e ragazze, ma anche un motore di benessere, crescita economica e coesione sociale per tutte le comunità, in particolare per l’Africa.

Nella prima definizione di microcredito che ha elaborato, Muhammad Yunus si è concentrato principalmente sull’importanza che questo strumento avrebbe avuto per la promozione e la protezione dei diritti umani. Yunus ha affermato che “il credito deve essere considerato un diritto umano, come la casa e il cibo; anzi, il primo diritto umano, la base per mettere uomini e donne in grado di affrontare la vita”. È risaputo che la povertà continua ad essere un ostacolo al godimento dei diritti umani sia nei paesi in via di sviluppo che in quelli sviluppati. È quindi importante individuare nuove forme di aiuto che lo contrastino e, nel migliore dei casi, lo riducano il più possibile. Soprattutto in tempo di crisi, penso che dovremmo considerare tutto questo tipo di “aiuto” come una soluzione per uscire dalla recessione. La microfinanza è una risposta a questo, promuovendo una vera e propria riforma della finanza tradizionale.

Nell’analisi dell’emancipazione economica delle donne si intrecciano diversi aspetti. Prima di tutto, gli aspetti economici, ovviamente, perché attraverso il microcredito, le donne ottengono l’indipendenza economica, che può portare a migliori condizioni di vita. In secondo luogo, gli aspetti etici, che hanno svolto un ruolo fondamentale nella responsabilizzazione economica delle donne. Penso che dovremmo essere consapevoli del fatto che il microcredito potrebbe essere un promotore del benessere economico e sociale non solo per tutte le donne, ma anche per la società. In chiave internazionale, mi auguro infatti che le organizzazioni e le istituzioni internazionali seguano una linea di attuazione e diffusione del microcredito, per lo sviluppo dell’emancipazione economica delle donne e per la costruzione di una società prospera e democratica.

In conclusione, il microcredito ha modificato l’idea di finanza creando uno strumento che può aiutare i paesi in via di sviluppo a uscire dall’abisso della povertà al punto che può essere considerato un diritto umano, capace di sviluppare l’empowerment economico delle donne.
Nel contesto della disparità finanziaria, le disuguaglianze tra donne e uomini assumono anche la forma di differenze nell’istruzione, nell’assistenza sanitaria, nei diritti, nell’accesso a un’ampia gamma di risorse essenziali e negli squilibri di potere in ogni ambito della vita. Infine, possiamo considerare l’emancipazione economica delle donne come uno dei mezzi più importanti per sostenere la parità di genere, ridurre la povertà e migliorare il benessere non solo delle donne, ma anche dei bambini e della società.