Un po’ di letteratura per appassionarsi all’Africa

Durante queste zone rosse e arancioni perché non ritagliarsi un po’ di tempo per della sana lettura? In questo mondo sempre più digitalizzato spesso ci dimentichiamo cosa vuol dire prendere in mano un libro (o anche un e-book reader), mettersi comodi e leggere un po’. Ecco, oggi vorrei parlarvi di un romanzo che ho letto qualche mese fa, intitolato “Le radici del cielo” di Romain Gary.
Scritto negli anni ’50, è considerato uno dei primi romanzi ecologisti della storia, tuttavia l’autore, con estrema abilità, pone al centro del libro un dibattito molto interessante, analizzandolo non solo dal punto di vista ecologico, ma da molteplici prospettive. I protagonisti del dibattito sono due figure contrapposte: da un lato c’è Morel, paladino bianco dei grandi branchi di elefanti del Ciad, che difende contro tutto e tutti attraverso petizioni cartacee e spedizioni punitive; dall’altro il nero Waitari, intellettuale laureato alla Sorbona di Parigi, che sogna l’indipendenza per un’Africa che non sia più il “giardino zoologico del mondo” ma terra di fabbriche e civiltà. I temi trattati sono molteplici: come il razzismo, le ideologie, la presa di coscienza dell’autonomia dei popoli africani, i traumi del secondo dopoguerra, la salvaguardia dell’ambiente naturale, il progresso e le sue conseguenze.
Pertanto, cuore del dibattito è l’indipendenza tecnologica e industriale dell’Africa, da sempre vista dagli occidentali come “giardino zoologico” appunto, che dev’essere protetto e rispettato. Ma come è possibile progredire, creando infrastrutture, vie commerciali, città, fabbriche e grattacieli nell’habitat degli elefanti?
“È impossibile” denuncerebbero oggi gli ecologisti e gli animalisti, moltissime specie protette e in via d’estinzione vivono in Africa, è impensabile radere al suolo un habitat del genere per il progresso.
Oggi, sì, perché alla fine è sempre una questione di tempo.
Pensiamo a cinque secoli fa, un gruppo di spagnoli, portoghesi, inglesi e francesi iniziano a colonizzare un nuovo mondo: “Le Americhe”. Ma che fine hanno fatto

fare agli animali che popolavano quelle terre? Allora altro che animali, hanno sterminato intere popolazioni indigene, persone esattamente come loro, non a caso si parla di olocausto americano.
Ebbene? Forse se nel 1500 qualcuno avesse deciso di investire e creare nuove infrastrutture in Africa, oggi non sarebbe considerata un giardino zoologico, perché probabilmente gli elefanti non esisterebbero più, o quasi più, esattamente come i bisonti americani e gli indios.
Dunque, la soluzione dov’è? Come si risolve un dibattito del genere? È giusto proteggere le specie che popolano un territorio così vasto, “intralciando” il progresso di una civiltà, o forse è più giusto che quelle persone abbiano tutto il diritto di espandersi, costruire e progredire esattamente come abbiamo fatto noi occidentali secoli fa?
Da giovane studentessa ottimista quale sono, leggo tutte le risposte a queste domande nella sostenibilità. Sono convinta che nel 2021 il progresso sia possibile nel rispetto delle altre popolazioni indigene e della fauna esistente.
Lo sviluppo sostenibile esiste ed è possibile, rappresenta una realtà anche all’interno dei 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs)1 dell’Agenda ONU 2030. Questi obiettivi sono stati individuati dall’Onu nel 2015 con un orizzonte che arriva fino al 2030. Secondo l’ONU lo sviluppo sostenibile viene definito come “uno sviluppo che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la capacità delle future generazioni di soddisfare i propri bisogni”. Dunque, per realizzare questi obiettivi è necessario armonizzare tre dimensioni: crescita economica, inclusione sociale e tutela dell’ambiente. Per questo motivo è importante favorire il dialogo e la comunicazione tra i giovani imprenditori italiani e africani, affinché possano avviare un business in comune e soprattutto possano crescere insieme.

Sono convinta che solo attraverso la collaborazione reciproca e la sinergia potremmo vedere realizzate strategie che riducono le disuguaglianze, stimolano la crescita economica e lo sviluppo per tutte le civiltà.
“Ti ricordi quel rettile preistorico che, all’inizio dell’era primaria, abbandonò il fango e andò a vivere all’aria aperta, iniziando a respirare. Era senza polmoni, aspettava che questi gli di formassero. […] Beh quel tipo era matto anche lui. Completamente suonato. Per questo ci provò. È il nostro antenato, cerchiamo di non dimenticarlo. Non saremmo quel che siamo senza di lui. Sicuro, era uno che aveva del fegato. E anche noi dobbiamo provare, perché questo è il progresso.”

1 Per approfondire gli SDGs visitare https://sdgs.un.org/goals

Aurora Vari