« L’Africa non dev’essere più il museo della povertà »

Lo afferma il presidente della Banca Africana di Sviluppo, Akinwumi Adesina

Circa 580 milioni di giovani africani giungeranno, da qui al 2050, sul mercato del lavoro, ha detto lunedì a  Busan, in Corea, il presidente della Banca africana di sviluppo, Akinwumi Adesina, che ha sottolineato che i popoli del continente sono stanchi della povertà.

« L’Africa deve smettere di essere il museo della povertà. I suoi popoli sono determinati a invertire questa tendenza. Il futuro dei giovani africani non è in Europa, il loro unico destino non è quello di andare a morire nel mar Mediterraneo », ha ribadito durante una conferenza stampa animata alla vigilia della 53ma  Assemblea annuale della Banca prevista dal 21 al 25 maggio in Corea.

Secondo il presidente della Banca, uno dei migliori modi per far uscire l’Africa dalla povertà, è di accellerare l’industrializzazione.

« La volatilità dei prezzi delle materie prime registrata in questi ultimi anni ha penalizzato moltissimi paesi africani. Questo ci ha convinto dell’urgenza di diversificare le nostre economie, ovviamente attraverso la trasformazione in loco delle nostre materie prime », ha ribadito il presidente della Banca.

Lo stesso ha annunciato che la sua istituzione investirà 35 miliardi di dollari americani (USA) nei prossimi dieci anni per accompagnare l’industrializzazione dell’Africa.

« Siamo convinti che qualsiasi creazione di valore aggiunto per le economie africane passi per l’industrializzazione. Nel settore agricolo, per esempio, possiamo creare delle aree di trasformazione delle materie prime agricole. Per l’Africa, l’industrializzazione non è un’opzione ma una necessità impellente », ha sostenuto il presidente della Banca.

Tre precedenti l’industrializzazione

Tre condizioni devono, ha spiegato, verificarsi per permettere all’Africa di impegnarsi in modo risoluto sul cammino dell’industrializzazione.

« Non c’è industrializzazione senza leadership politica chiara e impegnata. Non c’è neanche industrializzazione senza un investimento massiccio nelle infrastrutture. Infine, non c’è industrializzazione senza il rafforzamento delle risorse umane, ovviamente con investimenti nelle scienze, nelle nuove tecnologie e le innovazioni », ha precisato Adesina.

Nel sottolineare la necessità che l’Africa s’ispiri alle esperienze industriali delle altre aree del mondo, lo stesso ha anche perorato la causa contro il copia incolla.

« Tutte le regioni del mondo si sono ispirate a modelli di riuscita industriale osservati altrove. Da questo punto di vista, l’Africa può anch’essa ispirarsi all’esperienza industriale della Corea sanza cedere alla pigra riproduzione », ha aggiunto il vincitore del Premio mondiale dell’alimentazione 2017.

Adesina ha aggiunto: « In Africa, non possiamo non tenere conto del ruolo delle collettività locali nelle nostre politiche d’industrializzazione. Infatti la questione delle competenze è importante per ottenere un’industrializzazione inclusiva. Abbiamo altresì bisogno che vi sia un ambiente degli affari sano e stimolante ».

Circa 3000 partecipanti sono attesi dal 21 al 25 maggio a Busan per la 53ma Assemblea annuale della Banca africana di sviluppo che ha per tema « accellerare l’industrializzazione dell’Africa ».

Sebbene oggi possa vantare un reddito pro capite di 26000 dollari, solo cinquant’anni fa la Corea presentava gli stessi dati economici di molti paesi africani.

I partecipanti alla 53ma Assemblea annuale della Banca nutrono la speranza di prendere dal « modello coreano » degli insegnamenti che possano essere utili per l’accellerazione dell’industrializzazione dell’Africa.

Fonte: am.afdb.org