Col fine di favorire e promuovere gli investimenti produttivi in Costa d’Avorio, il governo ivoriano si è dato  un codice degli investimenti a partire dal 2012. Questo strumento comporta un insieme di misure attrattive per adattare il regime degli investimenti privati alle realtà economiche attuali, inserite in una prospettiva di crescita sostenuta.

Il Centro di promozione degli investimenti in Costa d’Avorio (Cepici), che ha, tra gli altri, il compito di agevolare le formalità per la creazione di imprese, si è impegnato a promuovere presso i potenziali investitori il settore immobiliare e in particolare sugli immobibili destinati ad uso non industriale. In altre parole, tutti gli altri settori d’attività (agricoltura, agro-industria, turismo, salute, trasporti, allevamento, pesca e allevamenti ittici, industrie estrattive, ecc.) al di fuoiri di queste elencate qui sotto, possono beneficiare dei vantaggi del codice, a condizione di fare domanda e di soddisfare i criteri richiesti. « Per una PMI, se investite un minimo di 70 milioni di Fcfa, e di 200 milioni di Fcfa per le grandi imprese, ci sono due tipi di vantaggi che si offrono loro: vanataggi fiscali e vantaggi doganali », ha sottolineato un responsabile del Cepici.

Lo stesso spiega che durante la fase d’installazione, per aver scelto di investire in Costa d’Avorio, lo Stato accompagna le nuove società attraverso degli esoneri dell’IVA (Imposta sul Valore Aggiunto) sui materiali, le attrezzature che fanno parte dell’avvio del progetto. Questa guida si traduce anche in una riduzione delle tasse doganali, che incidono tra il 40% e il 50% sul materiale entrante. « La fase d’installazione non può superare i 24 mesi. Appena finita l’installazione, l’accompagnamento doganale si ferma. A quel punto aumentano i vantaggi fiscali.  », si apprende da una fonte ben informata sul nuovo codice.

Investire all’interno. Con l’obiettivo di creare, su tutto il territorio, dei poli di sviluppo, lo Stato incoraggia le imprese a installarsi nelle città all’interno del paese, e talvolta anche nei villaggi più remoti. Per questo, la Cepici, che assicura il collegamento presso gli investitori privati delle ambizioni perseguite dallo Stato, aggiunge degli incentivi per le società disposte ad investire nelle zone rurali. Si tratta, in aggiunta agli incentivi doganali, di esoneri fiscali. In base agli impegni presi dallo Stato, in funzione della zona d’installazione, le società godono dell’esonero fiscale sul profitto industriale e commerciale (Bic) o dell’imposta sul profitto non commerciale o dell’imposta sul profitto agricolo, così come dell’esonero dal contributo sui brevetti e le licenze. Tutto ciò per 5 anni, per gli investimenti realizzati in zona A (distretto d’Abidjan); 8 anni in zona B (superiori a 60.000 abitanti); e  15 anni in zona C (inferiori a 60.000 abitanti). « Per i primi tre anni si tratta di esoneri totali (100%), 50% nel 4° anno e 25% il 5° anno », ha presisato la nostra fonte.

È anche prevista una riduzione dei contributi del datore di lavoro e, talvolta, se l’ammontare dell’investimento supera il miliardo, un esonero dall’imposta sul patrimonio terriero: la lista è lunga. Questi sforzi dello Stato mirano a sostenere la vitalità dei progetti degli investitori che si assumono il rischio d’investire nel paese. « Oggi, ci sono degli investimenti di più di 10 miliardi di Fcfa che sono realizzati nel Sud-Comoé, a San Pedro, nella regione di Marahoué, a Poro, ecc. Altri investimenti, tra 1 e 10 miliardi di Fcfa, sono stati realizzati in altre regioni. Ciò vuol dire che alcuni investitori si interessano sempre più alle zone interne del paese », sostiene l’ultimo rapporto del Cepici sugli investimenti privati in Costa d’Avorio.

Difficoltà. La logica vorrebbe che le aziende, soprattutto quelle che si sviluppano nello sfruttamento delle materie prime agricole, minerarie, energetiche, ecc., s’installano vicino le loro zone di sfruttamento. A questi operatori economici non manca la volontà di adottare questa logica. Se la maggior parte delle grandi aziende industriali preferisce restare a Abidjan è perché hanno difficoltà a trovare sul posto, nelle zone più lontane (in aree rurali), le infrastrutture (strade, elettricità, acqua, aeroporti, porti, manodopera, ecc.) che possono agevolare il buon funzionamento dei loro affari. È lì che lo Stato è maggiormente atteso. Per mettere in piedi in modo accellerato, e soprattutto efficacemente, i grandi progetti che mirano ad uno sviluppo armonioso del paese. Si tratterà ovviamente d’intensificare gli investimenti pubblici per la realizzazione delle infrastrutture economiche, ma anche sociali, nelle zone rurali. Nel progetto di sviluppo della fibra ottica, o ancora per la costruzione delle strade, l’accento dev’essere messo anche sulla sistemazione delle zone industriali nelle aree interne del paese, con tutte le infrastrutture necessarie. L’idea è quella di attirare gli investitori verso queste aree invece di confinarli tutti a Abidjan. Ovviamente, il Piano nazionale di sviluppo (Pnd) 2016-2020 comprende tutto ciò poiché prevede di guidare la Costa d’Avorio dall’emergenza all’orizzonte 2020. Bisogna abbandonare le teorie delle carte e passare alla realizzazione sul terreno di tutti questi progetti.

Autore: Linfodrome – Web-News

Fonte: http://www.ivoirematin.com/news/Economie/investissements-prives-en-cote-d-ivoire-_n_44088.html?platform=hootsuite