IABW 2018, un successo che avvicina l’Italia all’Africa

La seconda edizione di Italia Africa Business Week si può definire senza troppi giri di parole “un successo”.

Quelli dell’edizione 2018 sono numeri che quasi raddoppiano rispetto all’edizione 2017 e che fanno di IABW il principale e più autorevole Forum economico e finanziario tra Italia e Africa, sia in termini quantitativi e qualitativi: sono state oltre 230 le persone registratesi ai desk di Italia Africa Business Week 2018. Istituzioni, ospiti, personalità e imprenditori provenienti da 37 nazioni diverse, 10 missioni diplomatiche africane presenti per l’intera durata del Forum e un totale di 15 ambasciate accreditate. 5 enti patrocinanti, 10 espositori prestigiosi come il Gruppo Bolloré e Sanpaolo Invest di Intesa Sanpaolo, 3 sponsor di rilievo come Enel Green Power, CNH Industrial e Brussels Airlines e 6 media partner:i numeri che dimostrano inequivocabilmente l’interesse, non più timido, dell’Italia verso il continente africano e la sua economia, ma anche la voglia di Italia che da tutta l’Africa è stata manifestata dalle delegazioni arrivate a Roma. Italia Africa Business Week 2018 è stato possibile grazie all’organizzazione e all’impegno dell’Associazione Le Reseau, la collaborazione di Confindustria Assafrica e Mediterraneo, dell’editore Internationalia e con il patrocinio dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione e lo Sviluppo, Unioncamere, Enea, Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa.

Dal punto di vista della comunicazione hanno parlato di Italia Africa Business Week, a evento in corso, quattro delle principali agenzie stampa in lingua italiana, il Sole24Ore, principale quotidiano economico, e laRepubblica sezione economia, primo quotidiano generalista d’Italia, oltre a diversi magazine online verticali specializzati in economia africana, moda e cooperazione: Opinione-Pubblica, InfoAfrica, Mam-e, IlSicilia su tutti, che hanno garantito una copertura a 360 gradi del Forum. L’interesse dimostrato dai media nazionali è, in parte, specchio dell’interesse italiano sull’Africa, che va raccontato meglio nell’ottica di una narrazione più aderente alla realtà, multidirezionale e multidisciplinare.

Nel corso della conferenza di apertura Emanuela Del Re, viceministro degli Esteri e della Cooperazione Internazionale della Repubblica Italiana, nel suo video-discorso ha sottolineato il valore degli investimenti diretti italiani nel continente africano, pari a 11,6 miliardi di dollari nel 2017: l’Italia è oggi il primo investitore europeo e il terzo a livello globale in Africa. Tuttavia le esportazioni italiane verso il nord Africa si attestano al 2,8% e verso il resto del continente al 1,2%, dati quasi uguali a quelli di 10 anni fa. Carlo Robiglio, presidente Piccola Industria e vicepresidente Confindustria, ha sottolineato il valore delle piccole e medie imprese in Africa: il 97% delle imprese italiane attive nel continente sono PMI. Il modello di piccola e media impresa italiano, ha spiegato Robiglio, risponde perfettamente alle esigenze africane: la presenza italiana in Africa è adattabile e flessibile, portatrice di un modello di sviluppo industriale che trasforma le materie prime localmente tramite partenariati imprenditoriali credibili e solidi, soprattutto all’interno di programmi di sviluppo dei diversi Paesi africani in un orizzonte di medio periodo. Nel 2016 gli investimenti italiani in Africa rappresentavano il 4.3% del totale degli investimenti globali nel continente e il trend è in crescita anno dopo anno.

Giorgio Marrapodi, direttore generale per la Cooperazione allo Sviluppo del MAECI, ha sottolineato con i numeri il valore aggiunto intrinseco della cooperazione: nel 2018 l’Africa assorbirà 182 milioni di euro in donazioni e 288 milioni in crediti di aiuto; la cooperazione italiana, interviene in 22 diversi paesi di cui 11 in Africa, in settori come la sicurezza alimentare e la salute pubblica, con grande focus di attenzione alle donne, all’educazione e alla formazione. Risorse e investimenti che sono diretti da parte della Cooperazione italiana, cui vanno aggiunte le offerte delle diverse agenzie delle Nazioni Unite, dell’Unione Europea (il 12% dei contributi allo sviluppo europei sono italiani) dalle banche di sviluppo, con cui il sistema Italia intesse rapporti privilegiati, seri, duraturi. A questo si aggiunge il sostegno alla micro e alla piccola impresa, ma anche al settore delle cooperative, garantito dalla Cooperazione allo sviluppo, che negli ultimi tempi si concentra molto anche sullo sviluppo delle filiere, come del pomodoro in Egitto o del caffè in Etiopia. Tuttavia, come ha sottolineato Giuseppe Mistretta durante la conferenza di apertura, gran parte del contributo italiano in Africa – in termini economici – arriva ancora da grandi gruppi industriali italiani ed è invece molto limitato quello delle PMI: l’Italia, priva di un sistema di sostegno finanziario che permetta alle piccole e medie imprese di competere nel mondo, oggi più che mai ha bisogno di banche e istituti finanziari che favoriscano l’ingresso delle imprese italiane nel continente africano.

Roberta Datteri, vice-presidente della Confederazione Nazionale dell’Artigianato (CNA), sottolineando il cambio di prospettiva che da tempo le aziende italiane hanno adottato verso l’Africa, ha descritto l’eterogeneità delle opportunità per le piccole imprese, opportunità che possono essere colte anche con micro-modelli di business verticali che consentono alle imprese di muoversi in contesti e scenari poco conosciuti ma stabili e economicamente interessanti, andando oltre quegli stereotipi che riducono il ventaglio delle opportunità. Il modello di impresa italiano è un modello win-win che crea sviluppo localmente, anche attraverso la creazione di posti di lavoro, e produce crescita per le stesse aziende: Saida Neghza, presidente di Businessmed (18.000 imprese di 22 paesi del Mediterraneo), ha ricordato che le partnership in settori come agricoltura, turismo e energia sono il cuore dell’esperienza italiana in Africa. Di recente il governo italiano ha annunciato un piano nazionale di investimenti in Africa per incrementare le risorse e potenziare i trasporti, le energie rinnovabili e le reti idriche, riferendosi allo stanziamento in sede europea di 4 miliardi di euro da investire nei prossimi cinque anni con l’obiettivo di creare 10 milioni di posti di lavoro.

Questa curiosità e capacità di attrazione reciproca è stata evidente durante gli incontri B2B organizzati in entrambi i giorni di Forum, incontri che hanno visto imprenditori e imprese italiane lanciare il primo vero sguardo attivo verso l’Africa e le controparti africane spalancare le porte per creare partnership vincenti e fruttifere per ambo le parti. Sono oltre 20 gli incontri B2B ufficiali organizzati durante IABW ma questo numero cresce di molto se si considerano le attività di networking ininterrotte durante tutti e due i giorni dell’evento.

Secondo Marie Chantal Uwitonze, presidente dell’African Diaspora Network-Europe, gli investimenti europei in Africa nel 2017 sono stati pari a 35 miliardi di euro. Cifre importanti ma di molto inferiori a quello che è il contributo degli africani delle diaspora in Europa, una cifra che rappresenta la reale cooperazione allo sviluppo: 70 miliardi di euro l’anno. Per questo è proprio la diaspora ad essere centrale nella costruzione di nuovi ponti tra le due sponde del Mediterraneo.

Proprio i giovani, e in particolare le diaspore e la nuova gioventù afroitaliana, sono i principali fruitori, attori e beneficiari di partnership e contatti culturali ed economici tra l’Italia e l’Africa. Il “ritorno” al regno d’infanzia o d’origine, l’attaccamento alla doppia radice e l’orgoglio di appartenenza a due culture distinte sono tutti elementi che caratterizzano una confusione di identità che sublima spesso in energia positiva, nel desiderio di rappresentare, e rappresentarsi, all’interno di un doppio binario culturale unico nel suo genere. L’identità dei giovani afroitaliani si crea anche nell’ambito di una “normalità” che oggi è sempre meglio codificata, e accompagnata, all’interno dei rapporti economici tra l’Italia e l’Africa. Proprio per questo il mondo universitario non può ignorare il potenziale delle nuove generazioni di afroitaliani: presenti a IABW 2018 c’erano infatti la professoressa Emanuela Mora dell’Università Cattolica di Milano e la professoressa Daniela Piscitelli, vicepresidente dell’International Council of Design e professore associato dell’Università degli studi della Campania Luigi Vanvitelli, che hanno partecipato alla conferenza “Made in Italy, tessile e moda africana: verso quale direzione?”, il direttore della cattedra Unesco di Biotecnologia e Bioetica dell’Università di Tor Vergata Vittorio Colizzi e il CEO di Morer Innovator Consultancy Plc e collaboratore dell’Università di Bologna per conto dell’Università di Mekele Kelali Adhana Tekle, entrambi partecipanti alla conferenza “L’Africa nell’era dell’industria 4.0: la tecnologia e l’industria biomedicale”, un segnale di come l’educazione e la cultura siano parte integrante nella formazione dei nuovi afroitaliani e afrodiscendenti.

L’importanza delle nuove generazioni e della diaspora, oltre che della necessità di investimenti di qualità, è stata sottolineata in tutti e tre gli interventi diplomatici di IABW da parte dei capi missione delle ambasciate di Egitto e Costa d’Avorio e del vice-capo missione dell’ambasciata dell’Uganda. L’impatto degli investimenti sulle popolazioni locali in Africa, in sostituzione degli aiuti e anche al di fuori della cooperazione allo sviluppo, è stato analizzato in profondità con un studio del Dipartimento di Diritto Agroalimentare di LCA alla tavola rotonda “Investimenti e impatto sociale”. Al panel “Modelli di business, strutturazione degli investimenti, aspetti fiscali e diritti dei contribuenti” molto apprezzato è stato l’intervento di Nii Ayi Aryeetey, Presidente dell’Unione degli Ordini dei Commercialisti dell’Africa Occidentale (WAUTI), che ha delineato il panorama fiscale e contributivo dell’Africa dell’ovest interpretando appieno la necessità di semplificazione legislativa degli imprenditori e degli startupper italiani delle nuove generazioni, che nell’investire cercano soprattutto velocità, semplicità e sicurezza, una posizione sostenuta con forza anche da realtà nuove nel panorama europeo come Crowe Valente, studio di advisory e consulente strategico proprio in materia fiscale. L’importanza della gioventù afroitaliana è stato sottolineato più volte dal Presidente esecutivo di Italia Africa Business Week Cleophas Adrien Dioma, che ha indicato come esempio di entusiasmo quello mostrato dallo staff che ha lavorato per realizzare l’edizione 2018 di IABW.

Nei due giorni di IABW, 17 e 18 ottobre 2018, si sono tenute 8 conferenze di alto livello, 6 tavole rotonde e 1 workshop cui hanno partecipato e parlato ospiti di alto profilo e un pubblico attento e partecipativo. Tutti gli incontri sono stati incentrati all’analisi e all’approfondimento per la creazione di quei ponti, culturali ed economici, necessari allo sviluppo e alla crescita reciproca: CNA World è il contenitore internazionale di 12.000 imprese extracomunitarie (2500 africane) creato dalla Confederazione Nazionale dell’Artigianato nell’ottica di facilitare le relazioni tramite l’ampia reperibilità di informazioni sui mercati e sui contesti locali. L’obiettivo è veicolare meglio e di più le informazioni sull’accesso al credito, sul panorama legislativo e sociale locale, dare risposte alle necessità di chi fa impresa e vuole accedere ad altri mercati: un ruolo, quello di facilitatore, che non è proprio solo di CNA ma anche dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, la più attiva nel panorama europeo, che attualmente finanzia e co-finanzia in tutto il continente africano migliaia di progetti di start-up e di formazione nell’imprenditoria.

By | 2018-10-26T16:55:58+00:00 ottobre 26th, 2018|Italiano|0 Comments

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